Perché i libri scolastici costano così tanto? Tra nuove edizioni, digitale e usato
La spesa pesa sulle famiglie, ma il problema non è spiegabile con una sola voce: l’Antitrust ha analizzato prezzi, concentrazione del mercato, sconti, digitale e difficoltà dell’usato.
Ogni settembre la domanda torna puntuale: perché i libri scolastici costano così tanto? Per molte famiglie la sensazione è quella di una spesa obbligata sulla quale è difficile intervenire. Nel 2026 il tema ha però un elemento in più: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha concluso una lunga indagine conoscitiva sull’editoria scolastica italiana e ha messo in fila numeri e criticità del settore.
Il quadro è più complesso della formula “gli editori aumentano i prezzi”. Secondo l’AGCM, i prezzi del nuovo sono cresciuti sostanzialmente in linea con l’inflazione, ma il calo del potere d’acquisto rende la spesa più gravosa. Allo stesso tempo il mercato è molto concentrato, gli sconti sono limitati per legge e le risorse digitali restano largamente sottoutilizzate.
Quanto pesa davvero la spesa
L’Antitrust stima una spesa media per famiglia di circa 580 euro per l’intero ciclo della secondaria di primo grado e di circa 1.250 euro per il ciclo della secondaria di secondo grado. Il mercato dei libri scolastici nuovi vale circa 800 milioni di euro l’anno; quello dell’usato circa 150 milioni.
Sono medie di ciclo, non il conto annuale di ogni singolo studente. La spesa cambia in base alla classe, all’indirizzo, alle adozioni e alla possibilità di recuperare testi usati. Le cronache di fine estate mostrano comunque liste che possono superare i 300-350 euro in un solo anno scolastico.
Il primo nodo: non scegliamo liberamente cosa comprare
Un romanzo può essere comprato, rimandato o sostituito con un altro. Il libro di testo adottato dalla scuola è invece un acquisto fortemente vincolato. Questa differenza è centrale nell’analisi dell’AGCM.
L’Autorità osserva che il mercato è concentrato: Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola detengono complessivamente oltre l’80% del settore considerato dall’indagine. La concentrazione non significa automaticamente prezzi illegittimi, ma riduce il numero di grandi operatori che competono per le adozioni.
Il limite agli sconti
Per i libri scolastici la legge limita lo sconto al 15% del prezzo di copertina. L’AGCM considera questa regola un fattore che comprime la concorrenza sul prezzo e riduce la possibilità per le famiglie di beneficiare di sconti più ampi.
Il punto è delicato perché la normativa sugli sconti nasce anche per proteggere il valore culturale del libro e la rete distributiva. L’Antitrust, però, sottolinea una differenza: qui non si tratta di un libro scelto liberamente, ma di un bene che diventa di fatto necessario dopo l’adozione scolastica.
Nuove edizioni e mercato dell’usato
Il mercato dell’usato è uno dei principali strumenti con cui le famiglie cercano di ridurre il costo. RaiNews ha raccolto testimonianze che indicano risparmi fino al 40% rispetto al prezzo di copertina in alcuni casi.
Il problema nasce quando un’edizione cambia e il vecchio volume non è più perfettamente compatibile con quello adottato. Non ogni nuova edizione è una modifica puramente cosmetica: programmi, apparati didattici e contenuti possono essere aggiornati. Ma la frequenza e la trasparenza dei cambi di edizione sono state tra i temi esaminati dall’Antitrust proprio per il loro impatto sulla rivendibilità.
Il paradosso del digitale
Da anni il digitale viene indicato come una delle strade per alleggerire costi e zaini. Eppure l’indagine AGCM fotografa un paradosso: oltre il 95% delle classi adotta libri nel formato cartaceo più digitale, ma soltanto il 16% delle licenze digitali risulta attivato.
Questo significa che una componente compresa nel prodotto viene spesso usata pochissimo. Tra i problemi segnalati ci sono condizioni di licenza, interoperabilità delle piattaforme e difficoltà nella riattivazione dei contenuti digitali quando il libro passa a un secondo proprietario.
Proprio quest’ultimo aspetto può indebolire l’usato: il volume cartaceo continua a esistere, ma il codice digitale può non essere trasferibile nelle stesse condizioni.
I tetti di spesa esistono, ma non risolvono tutto
Il Ministero dell’Istruzione stabilisce tetti di spesa per la dotazione libraria delle scuole secondarie e li adegua all’inflazione programmata. La normativa prevede inoltre riduzioni dei tetti quando le classi adottano determinate tipologie miste o digitali.
Il tetto, però, agisce sul complesso delle adozioni e non trasforma automaticamente il prezzo del singolo libro. Inoltre il peso reale sul bilancio familiare dipende dal numero di figli, dai contributi regionali, dalla possibilità di acquistare usato e da quanto materiale dell’anno precedente possa essere riutilizzato.
Cosa potrebbe cambiare
Nelle conclusioni dell’indagine, l’AGCM richiama diverse possibili direzioni: maggiore trasparenza tra edizioni, migliori condizioni per riattivare licenze digitali, più interoperabilità, sviluppo di risorse educative aperte e strumenti che rendano più efficace il digitale.
Non esiste quindi una sola risposta alla domanda iniziale. I libri scolastici costano perché sono un prodotto complesso in un mercato particolare, ma il peso sulle famiglie dipende anche da regole, concentrazione, limiti agli sconti e da un digitale che finora non ha espresso il potenziale promesso.
Capire questi meccanismi è più utile che cercare un unico colpevole. Ed è anche il punto di partenza per valutare se le modifiche annunciate nei prossimi anni riusciranno davvero a rendere il mercato più accessibile.
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