Come insegnare ai ragazzi a riconoscere il narratore

Per insegnare ai ragazzi a riconoscere il narratore, conviene partire da una domanda concreta: «Chi ci sta raccontando questa scena?». La risposta va cercata nelle parole del brano, non nel nome sulla copertina. Una lettura breve, seguita dall’individuazione dei pronomi e delle informazioni che la voce narrante possiede, aiuta a capire sia chi racconta sia da quale posizione lo fa.
Partire dalla voce che racconta, non dall’autore
Il narratore è la voce attraverso cui il lettore conosce gli eventi; l’autore è la persona che ha scritto il testo. Per rendere chiara la differenza, si può usare un esempio inventato: «Aprii la porta e trovai un biglietto sul tavolo». Chi dice «aprii» è il narratore del racconto, ma non per questo l’episodio è accaduto allo scrittore. Chiedere ai ragazzi di completare la frase «A parlare qui è…» permette di verificare se hanno colto la distinzione.
Un buon primo esercizio consiste nel leggere poche righe e sottolineare le espressioni che rivelano chi parla: «io», «noi», «mi accorsi», oppure il nome di un personaggio accompagnato da verbi in terza persona. I pronomi sono indizi utili, non una risposta da imparare a memoria: prima di classificare il narratore, bisogna capire a chi si riferiscono nel brano.
Fare due domande diverse: chi racconta e che cosa sa?
La prima domanda riguarda la posizione del narratore nella storia. Se racconta ciò che gli accade, come in «Corsi alla fermata, ma persi l’autobus», è un narratore interno agli eventi. Se invece dice «Marta corse alla fermata, ma perse l’autobus», racconta in terza persona e non si presenta come il personaggio che compie l’azione. Far riscrivere ai ragazzi la stessa frase passando dalla prima alla terza persona rende visibile il cambiamento di voce.
La seconda domanda è: «Che cosa può sapere questa voce?». Un narratore può riferire solo ciò che un personaggio vede, pensa o scopre; in altri testi può conoscere anche pensieri e fatti lontani da lui. Non bisogna però insegnare che ogni racconto in terza persona conosca tutto. Nel brano «Marta guardò la busta chiusa e si chiese chi l’avesse spedita», il narratore riferisce il dubbio di Marta, ma non rivela necessariamente ciò che sa il mittente.
Per guidare l’osservazione, l’insegnante o il genitore può chiedere: «Il narratore conosce già la risposta? Racconta i pensieri di una sola persona o di più persone? Sa qualcosa che i personaggi ignorano?». I ragazzi dovrebbero indicare la frase che sostiene la loro ipotesi. Così imparano a motivare una lettura, anche quando il tipo di narratore non è evidente dalle prime righe.
Un esercizio breve da fare su un brano
Si scelga un testo narrativo di uno o due paragrafi, adatto all’età dei ragazzi, evitando inizialmente pagine con molti cambi di scena. Dopo una prima lettura senza interruzioni, si può proporre una seconda lettura con tre segni a margine: un cerchio intorno alle parole che indicano chi racconta, una sottolineatura delle informazioni conosciute dal narratore e un punto interrogativo dove non è chiaro come possa saperle.
Alla fine, ogni ragazzo formula una risposta in due frasi: «Il narratore racconta in prima/terza persona perché nel testo leggo…» e «Sembra conoscere… perché…». Se la classe offre interpretazioni diverse, il confronto deve tornare alle frasi del brano, non fermarsi all’etichetta scelta. Per consolidare l’apprendimento, si può presentare una seconda versione della stessa scena raccontata da un altro personaggio e chiedere quali informazioni cambiano.
Gli equivoci da correggere durante la lettura
Il primo equivoco è confondere il personaggio che parla in un dialogo con il narratore. In «Luca disse: “Non torno più”», Luca pronuncia una battuta, ma la voce che introduce «Luca disse» resta quella narrante. Può essere utile leggere il passo ad alta voce assegnando a una persona le battute e a un’altra le parti che le accompagnano.
Un secondo errore è basarsi su una sola parola isolata. Un «io» dentro le virgolette appartiene a chi sta parlando in quel momento, mentre il resto del racconto può essere in terza persona. Inoltre alcuni racconti alternano più voci o affidano capitoli diversi a narratori diversi: in quel caso si analizza prima il passaggio che si sta leggendo, poi si osserva se la voce cambia.
Infine, riconoscere il narratore non significa credere automaticamente a tutto ciò che racconta. A seconda del testo, una voce può ignorare informazioni, ricordare male o interpretare i fatti a modo proprio. Quando i ragazzi sanno già individuare chi parla e quali elementi conosce, si può aggiungere una domanda più avanzata: «C’è qualcosa che il lettore può capire diversamente dal narratore?». È un modo per passare dal riconoscimento della voce a una lettura più attenta della storia.
