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Come riconoscere un esempio che non sostiene la tesi

di Redazione UVER Magazine· 06/11/2026 10:38
Come riconoscere un esempio che non sostiene la tesi

Un esempio non sostiene la tesi quando, anche se è vero e interessante, non mostra ciò che la tesi afferma. Per riconoscerlo, metti a confronto la frase da dimostrare con il fatto raccontato: l’esempio riguarda proprio quel fenomeno? Se sì, rappresenta una prova della conclusione o soltanto un caso compatibile con essa? Questa distinzione aiuta a valutare un tema, un articolo o un intervento orale senza fermarsi alla forza apparente di un aneddoto.

Individua la tesi prima di giudicare l’esempio

La tesi è l’affermazione che chi scrive vuole far accettare; l’esempio è un caso concreto usato per renderla credibile. Per verificare il rapporto tra i due, riscrivi la tesi in una frase breve, conservando parole decisive come «tutti», «spesso», «può» o «dovrebbe». Cambiare una di queste parole cambia anche ciò che occorre dimostrare: sostenere che una pratica può essere utile è diverso dal sostenere che funziona sempre.

Supponiamo che la tesi sia: «Leggere ogni giorno migliora necessariamente la capacità di scrivere». L’autore cita una persona che legge quotidianamente e scrive bene. Il caso è pertinente, perché riguarda lettura e scrittura, ma non dimostra che il miglioramento sia necessario né che dipenda dalla lettura. Quella persona potrebbe aver esercitato molto anche la scrittura. L’esempio, dunque, può illustrare la tesi, ma non basta a sostenerla nella forma in cui è stata formulata.

Controlla il collegamento logico, non solo l’argomento

Un primo segnale di debolezza è lo scarto tra ciò che la tesi afferma e ciò che l’esempio mostra. Se la tesi riguarda l’efficacia di una misura, un caso che mostra soltanto quanto la misura sia popolare non prova l’efficacia. Se riguarda le cause di un comportamento, un episodio in cui quel comportamento compare non ne chiarisce la causa. Chiediti: «Quale parte precisa della tesi diventa più credibile grazie a questo caso?». Se non riesci a indicarla, il collegamento potrebbe essere soltanto tematico.

Per esempio, alla tesi «Aprire più biblioteche di quartiere aumenta la lettura tra gli adolescenti» si potrebbe affiancare la storia di una biblioteca molto frequentata da adulti. L’esempio parla di biblioteche ed è plausibile, ma non mostra un aumento della lettura tra adolescenti. Per renderlo utile occorrerebbe almeno un caso che riguardi quel gruppo e permetta di osservare il cambiamento di cui parla la tesi.

Un altro segnale è il passaggio ingiustificato dal singolo caso alla regola generale. «Una studentessa ha imparato una lingua guardando film, quindi i film sono sufficienti per imparare una lingua» trascura ciò che non sappiamo del suo percorso: studio precedente, conversazioni, esercizio. Non è necessario scartare l’esperienza personale; bisogna però darle il peso giusto. Può mostrare una possibilità o suggerire una spiegazione, non stabilire da sola ciò che vale per chiunque.

Usa tre domande per decidere se tenerlo o correggerlo

La prima domanda è: «L’esempio riguarda gli stessi soggetti, la stessa situazione e lo stesso risultato della tesi?». Se la risposta è no, l’esempio è fuori bersaglio oppure sostiene una tesi diversa. La seconda è: «Che cosa mostra effettivamente, senza aggiungere supposizioni?». Separare i fatti narrati dalle interpretazioni impedisce di attribuire al caso una forza che non ha. La terza è: «Quanto è ampia la conclusione rispetto al caso?». Un episodio può rendere comprensibile un’idea generale, ma raramente basta a provarla.

Questo controllo permette anche di correggere il testo, invece di eliminare automaticamente l’esempio. Puoi sostituire il caso con uno che corrisponda alla tesi, aggiungere elementi che chiariscano il nesso oppure restringere la conclusione. Se disponi soltanto della storia della studentessa che ha usato i film, una formulazione più difendibile è: «I film possono offrire occasioni per esercitare l’ascolto», non «sono sufficienti per imparare una lingua».

Infine, distingui un esempio che non sostiene la tesi da un controesempio. Il primo è irrilevante o troppo debole per la conclusione proposta; il secondo mostra un caso incompatibile con una tesi formulata in modo assoluto. Se qualcuno afferma «Nessuno legge più libri su carta», una persona che legge abitualmente libri cartacei è un controesempio pertinente. Capire quale dei due hai davanti rende più precisa la tua valutazione: non basta dire che un esempio «non funziona», occorre spiegare quale passaggio tra il caso e la tesi manca.

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