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Come spiegare la metafora con esempi adatti alla scuola media

di Redazione UVER Magazine· 30/10/2026 08:03
Come spiegare la metafora con esempi adatti alla scuola media

Per spiegare la metafora a un ragazzo della scuola media, si può partire da un’immagine concreta: «Luca è un fulmine». Luca non è davvero un fenomeno atmosferico; lo chiamiamo così perché è molto veloce. La metafora usa una parola o un’espressione al posto di un’altra per suggerire una caratteristica comune, senza dire esplicitamente «come». Il primo passo è quindi chiedere: «Che cosa significa davvero questa frase?».

Partire da una frase che si possa immaginare

Una definizione astratta può risultare difficile da ricordare. Conviene scrivere due frasi vicine: «Luca corre molto veloce» e «Luca è un fulmine». La prima comunica l’informazione in modo diretto; la seconda crea un’immagine. Chiedendo quale qualità del fulmine viene attribuita a Luca, si arriva alla velocità. Non occorre cercare tutte le somiglianze possibili: un fulmine fa anche luce e può essere pericoloso, ma in questa frase è il contesto a indicare la caratteristica utile.

Si può poi usare un esempio legato alla scuola: «Quella verifica era una montagna». La verifica non è fatta di roccia: viene presentata come qualcosa di grande e difficile da affrontare. Oppure: «La classe è un alveare», se si vuole descrivere un ambiente pieno di attività e movimento. È importante precisare che il significato dipende dalla situazione: un’aula rumorosa potrebbe essere descritta anche con altre immagini, ma ciascuna metterebbe in evidenza un aspetto diverso.

Distinguere metafora e similitudine senza confonderle

Il confronto più utile è tra «Luca è un fulmine» e «Luca è veloce come un fulmine». Nella seconda frase la somiglianza è dichiarata attraverso «come»: è una similitudine. Nella prima, invece, Luca viene chiamato direttamente «fulmine»: è una metafora. Anche «sembra» può introdurre un paragone esplicito. Questa distinzione è un buon punto di partenza per gli esercizi, pur senza trasformarla in una regola meccanica: per capire una figura retorica bisogna sempre leggere l’intera espressione.

Per esempio, in «I suoi capelli sono d’oro» non si sta necessariamente parlando del materiale di cui sono fatti i capelli: l’oro richiama il colore e, a seconda del testo, anche la luminosità o il valore attribuito a quei capelli. «I suoi capelli brillano come l’oro» rende invece esplicito il confronto. Far spiegare ai ragazzi quale proprietà viene trasferita è più utile che chiedere soltanto di dare un nome alla figura retorica.

Un esercizio in tre passaggi per riconoscerla

Si possono proporre poche frasi alla volta, alternando espressioni letterali, metafore e similitudini. Per ciascuna, lo studente segue tre passaggi: individua le parole che sembrano insolite se prese alla lettera; riscrive la frase in modo diretto; spiega quale caratteristica collega le due idee. Con «Marta è una roccia nei momenti difficili», per esempio, la riscrittura può essere «Marta è una persona solida e affidabile quando ci sono problemi». Il collegamento è la solidità, non il fatto che Marta sia immobile o fatta di pietra.

Un secondo esercizio consiste nel partire da una frase semplice e cercare un’immagine adatta. Da «Il corridoio era molto affollato» si potrebbe ottenere «Il corridoio era un fiume di studenti». Dopo la proposta, va chiesto che cosa aggiunge l’immagine: qui suggerisce un movimento continuo. Non tutte le risposte devono essere identiche, ma devono avere un senso riconoscibile nel contesto. Se uno studente scrive «Il corridoio era una matita», può provare a spiegare il collegamento; se non emerge una caratteristica pertinente, l’immagine va ripensata.

Gli errori da correggere durante la spiegazione

L’errore più frequente è fermarsi a «non è vero»: certo che una persona non è un fulmine, ma proprio questa impossibilità invita a cercare il significato figurato. Un altro errore è trattare la metafora come una semplice decorazione. In un racconto o in una poesia, l’immagine orienta il modo in cui vediamo una persona, un luogo o una situazione. Dire «la stanza era una gabbia» non equivale soltanto a dire che era piccola: può suggerire anche una sensazione di costrizione.

Per verificare la comprensione, meglio chiedere «Che cosa vuole farci immaginare questa frase?» prima di «Che figura retorica è?». Se il ragazzo sa tradurre l’immagine in parole proprie e indicare il particolare condiviso, ha capito il meccanismo. A quel punto riconoscere il nome della figura diventa più semplice, e può iniziare a usare le metafore anche nei propri testi senza inserirle a caso.

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