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Cornice narrativa: cosa cambia quando una storia viene raccontata dentro un’altra storia

di Redazione UVER Magazine· 28/09/2026 09:00
Cornice narrativa: cosa cambia quando una storia viene raccontata dentro un’altra storia

Una donna apre un quaderno e comincia a raccontare. Il lettore segue la sua voce fino a dimenticare la stanza in cui si trova. Poi qualcuno la interrompe: quella domanda ci riporta al tavolo, al quaderno e alle ragioni per cui la donna aveva iniziato a parlare. In poche righe possiamo vedere all'opera una cornice narrativa: una storia offre la situazione in cui viene raccontata un'altra storia.

Non basta avere molti personaggi o cambiare capitolo. Il punto da osservare è il passaggio fra il momento del raccontare e gli eventi raccontati. Per renderlo visibile useremo una scena inventata, senza attribuirla a un romanzo esistente.

La scena esterna: Ada deve prendere una decisione

Immaginiamo Ada e Teo in un laboratorio di rilegatura. Il proprietario vuole liberare uno scaffale e Ada sta decidendo quali quaderni conservare. Teo ne raccoglie uno con la copertina rovinata.

«Prima di buttarlo, ascolta come è arrivato qui», dice.

Questa è la nostra storia-cornice: ci sono un luogo, due persone e una scelta ancora aperta. Teo non è soltanto una voce senza posizione. Racconta ad Ada in un momento preciso, e quel momento può influenzare il modo in cui ascoltiamo le sue parole.

Il racconto interno: il quaderno attraversa un ponte

Teo comincia così: «Molti anni fa una ragazza portava quel quaderno dall'altra parte del fiume. Aveva copiato gli indirizzi delle famiglie che aspettavano notizie. Sul ponte incontrò un uomo che le chiese di leggere il primo nome».

Da qui possiamo seguire la ragazza, il ponte, l'elenco e l'incontro. Per alcune pagine Ada potrebbe non comparire affatto. Il centro della nostra attenzione si sposta, ma non abbiamo cancellato la situazione iniziale: stiamo ascoltando il racconto che Teo ha scelto di farle.

Se la ragazza, a sua volta, raccontasse all'uomo la storia di uno di quei nomi, potremmo introdurre un ulteriore racconto interno. Non sarebbe automaticamente più interessante: aggiungere livelli è una possibilità, non una misura di qualità.

Una mappa semplice, senza confondere autore e narratore

Nel nostro esempio possiamo annotare tre elementi distinti:

Voce che presenta la scena: racconta al lettore l'incontro nel laboratorio. Non va identificata automaticamente con l'autore reale del testo.

Storia-cornice: Ada sta scegliendo che cosa conservare; Teo prende la parola e lei lo ascolta.

Racconto interno: la ragazza attraversa il ponte con il quaderno. Teo è il narratore di questo racconto, mentre Ada ne è la destinataria dentro la finzione.

La distinzione fra atto del narrare e mondo degli eventi narrati è alla base della spiegazione dei livelli narrativi proposta da John Pier nel Living Handbook of Narratology. Qui utilizziamo una mappa pratica del nostro esempio, non una classificazione completa di tutte le forme possibili.

Il ritorno al laboratorio può cambiare la lettura

Ora immaginiamo tre continuazioni alternative, tutte originali. Il racconto del ponte resta lo stesso; cambia ciò che accade quando Teo tace.

Nella prima, Ada posa il quaderno fra gli oggetti da conservare. La storia ascoltata entra nella sua decisione: il lettore vede un legame concreto fra il racconto interno e un'azione nella cornice.

Nella seconda, Ada gli chiede: «Ma tu come puoi sapere che cosa disse quell'uomo?». La domanda porta l'attenzione sulla provenienza del racconto. Non dimostra che Teo stia mentendo: apre un problema che la narrazione potrà affrontare oppure lasciare irrisolto.

Nella terza, Ada riconosce il primo nome dell'elenco. Un dettaglio che sembrava appartenere solo alla vicenda del ponte entra nella situazione del laboratorio. La cornice non è più un semplice luogo di ascolto: acquista una domanda propria.

Queste varianti mostrano perché, in questo esercizio, togliere la scena esterna non sarebbe una modifica neutra. Resterebbe l'avventura della ragazza, ma perderemmo il motivo per cui Teo la racconta e ciò che produce in Ada.

Due voci non significano necessariamente due livelli

Proviamo invece una versione diversa: prima Ada descrive lo scaffale, poi Teo racconta come vede lo stesso laboratorio. Abbiamo cambiato la voce o la prospettiva, ma non abbiamo necessariamente inserito una storia dentro un'altra.

Per distinguere i due casi chiediamoci: un personaggio sta raccontando una vicenda a qualcuno all'interno della scena, oppure stiamo osservando la stessa scena da un'altra posizione? È un confronto utile con il nostro esercizio sulla stessa scena raccontata da punti di vista diversi. In quell'esercizio il problema è la distribuzione delle informazioni; qui il centro è la relazione fra la situazione del raccontare e il racconto che vi entra.

Un esercizio per riconoscere la cornice narrativa

Su un foglio, scrivi una scena esterna di quattro righe: qualcuno deve scegliere qualcosa. Fai intervenire una seconda persona con un breve racconto. Infine torna alla scelta iniziale e prova due conclusioni: in una il racconto influisce sulla decisione, nell'altra viene contestato.

Sottolinea soltanto le frasi che segnano l'ingresso nel racconto interno e il ritorno alla scena esterna. Poi leggi la parte interna da sola. Che cosa manca rispetto al testo completo?

Non cerchiamo una risposta obbligatoria. Nel caso di Ada e Teo, la differenza sta nel rapporto fra memoria, ascolto e scelta: non leggiamo soltanto una vicenda passata, ma anche ciò che due persone fanno, adesso, con quella vicenda. È questo rapporto che rende riconoscibile la cornice narrativa del nostro esempio.

Nota sul metodo: Ada, Teo, il laboratorio e la ragazza sul ponte sono esempi originali della redazione. La fotografia è simbolica della scrittura, non raffigura un quaderno appartenente alla storia.

Foto: D Sharon Pruitt / Pink Sherbet Photography, via Wikimedia Commons, CC BY 2.0. Ritaglio e ridimensionamento per il formato editoriale.

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