In medias res: cosa cambia quando un romanzo comincia nel mezzo dell’azione invece di spiegare tutto prima

Cominciare una storia non significa necessariamente cominciare dal primo avvenimento. Possiamo presentare un personaggio, spiegare perché si trova in un luogo e solo dopo far accadere qualcosa. Oppure possiamo aprire la pagina quando quel personaggio sta già scegliendo, correndo o rispondendo a una domanda di cui il lettore non conosce ancora tutte le premesse. È questa seconda possibilità che mettiamo alla prova con un piccolo laboratorio sull’inizio in medias res.
Non useremo un romanzo esistente come modello e non assegneremo un vincitore. Le due scene seguenti sono originali, costruite per confrontare l’ordine delle informazioni. Il problema da osservare è preciso: quali cose deve sapere subito il lettore e quali possono aspettare?
Primo incipit: le premesse arrivano prima dell’azione
Nora aveva promesso alla zia che avrebbe consegnato una scatola all’archivio del paese. Dentro, secondo il biglietto lasciato sul tavolo, c’erano le lettere di suo nonno. Non doveva aprirla: il destinatario avrebbe capito da solo come ordinarle.
All’ingresso dell’archivio trovò un uomo con una cartellina verde. Quando gli mostrò la scatola, lui smise di cercare le chiavi.
«Questa è la seconda», disse.
Nora guardò l’etichetta scritta dalla zia. Poi notò un pacco identico appoggiato sulla sedia accanto alla porta.
In questa versione conosciamo subito l’incarico e il rapporto familiare. Quando l’uomo parla della seconda scatola, il lettore può collegare la sorpresa a una situazione già spiegata. La domanda nasce dopo una breve preparazione: perché esistono due pacchi apparentemente uguali?
Secondo incipit: entriamo quando la situazione è già cambiata
«Questa è la seconda», disse l’uomo.
Nora non lasciò la scatola. La strinse un po’ di più e guardò il pacco identico sulla sedia. Sull’etichetta c’era la stessa calligrafia di sua zia.
«La prima chi l’ha portata?»
L’uomo posò la cartellina verde.
«Lei. Dieci minuti fa.»
Qui non abbiamo assistito alla promessa fatta alla zia né all’arrivo all’archivio. Il lettore incontra Nora quando un’informazione ha già interrotto la sua consegna. La scena offre però alcuni appigli: c’è una scatola, ne esiste un’altra simile e il nome della zia collega i due oggetti. L’antefatto manca, ma l’azione presente è riconoscibile.
La differenza non sta nel numero di cose che succedono
Le due aperture condividono gli stessi elementi essenziali: Nora, l’uomo, la scatola e il doppione. Non abbiamo reso la seconda più movimentata aggiungendo un inseguimento. Abbiamo cambiato il punto di ingresso e anticipato una battuta che nella prima versione arrivava dopo le spiegazioni.
Il lettore della prima apertura sa perché Nora è lì e aspetta di scoprire il problema. Nella seconda incontra prima il problema e ricostruisce gradualmente perché Nora vi sia coinvolta. Sono due percorsi diversi, non una graduatoria automatica di qualità.
Una domanda aperta è diversa da una scena incomprensibile
Proviamo a togliere anche la scatola, il pacco sulla sedia e il riferimento alla zia. Resterebbe soltanto: “Questa è la seconda”, disse l’uomo. Senza altro, il lettore potrebbe formulare molte ipotesi, ma avrebbe pochi elementi per seguirne una.
Nel nostro esempio gli oggetti concreti svolgono una funzione di orientamento. Non spiegano tutto, ma permettono di capire che Nora sta reagendo a una duplicazione inattesa. L’incertezza riguarda la causa, non l’esistenza della situazione.
Per controllare un’apertura puoi quindi separare due colonne: ciò che deve essere leggibile nella scena e ciò che vuoi lasciare da scoprire. “Nora ha una scatola da consegnare” appartiene alla prima. “Chi ha portato l’altra?” può restare nella seconda.
Dove mettere le spiegazioni rimandate
Dopo un inizio nel mezzo dell’azione, non è obbligatorio fermare immediatamente tutto per raccontare l’intera biografia del personaggio. Nell’esempio potremmo far emergere l’incarico mentre Nora mostra il biglietto della zia. Oppure potremmo rimandare ancora la provenienza delle lettere e concentrarci sulla risposta dell’uomo.
Ogni soluzione cambia la domanda dominante. Se Nora apre il biglietto, il lettore guarda verso il mandato ricevuto. Se confronta le due etichette, si concentra sulla somiglianza fra i pacchi. Il seguito va scelto in relazione alla storia che vogliamo costruire, non per rispettare una formula astratta.
Iniziare più tardi non significa cancellare le cause
L’autore può conoscere passaggi che non mostra subito. Nel nostro laboratorio, per esempio, sappiamo che Nora ha ricevuto un incarico. Spostare quel fatto più avanti nel racconto non autorizza a contraddirlo senza motivo nelle pagine successive.
Per questo conviene distinguere una cronologia di lavoro dall’ordine della pagina. La prima aiuta a tenere coerenti gli avvenimenti. Il secondo decide quando il lettore riceve ciascuna informazione. Due elenchi diversi possono descrivere la stessa storia senza coincidere riga per riga.
Un esercizio da provare sul tuo incipit
Scrivi cinque avvenimenti in ordine. Scegli poi come prima riga una frase che appartiene al terzo avvenimento. Aggiungi soltanto gli elementi necessari per capire chi sta facendo che cosa in quel momento. Rileggi senza tornare subito al principio: quale domanda resta aperta? È una domanda che ti interessa davvero sviluppare?
Infine confronta questa versione con l’apertura lineare. Non chiederti soltanto quale sembri più rapida. Chiediti che cosa promette ciascuna: una scoperta progressiva, una sorpresa immediata, un personaggio da conoscere o una situazione da chiarire. Il punto di partenza migliore è quello coerente con il seguito che intendi scrivere.
Un collegamento utile: punto d’ingresso ed ellissi
Scegliere da dove iniziare riguarda l’ingresso del lettore nella storia. Scegliere di non mostrare un passaggio riguarda invece ciò che il racconto lascia ricostruire attraverso le conseguenze: nel laboratorio sull’ellissi narrativa mettiamo alla prova questa seconda scelta. Confrontare i due esercizi aiuta a non usare come sinonimi l’antefatto rimandato e un evento omesso.
Foto: Pink Sherbet Photography (D Sharon Pruitt), CC BY 2.0. Quaderno senza testo scritto, uso simbolico; ritaglio e ridimensionamento editoriali.
