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Un personaggio racconta una bugia al lettore o a un altro personaggio?

di Redazione UVER Magazine· 27/10/2026 15:37
Un personaggio racconta una bugia al lettore o a un altro personaggio?

Per capire se un personaggio mente al lettore o a un altro personaggio, bisogna individuare il destinatario delle sue parole e confrontare ciò che dice con ciò che sa in quel momento. Una frase falsa pronunciata in dialogo può ingannare un altro personaggio senza ingannare il lettore; viceversa, un racconto in prima persona può nascondere qualcosa al lettore senza contenere una bugia detta agli altri. Le due cose possono anche accadere insieme, ma vanno dimostrate separatamente.

Quando la bugia è rivolta a un altro personaggio

In una scena dialogata, la prima domanda è concreta: chi può sentire la frase? Se Marta sa di avere preso una lettera e dice a Luca «Non l’ho mai vista», sta mentendo a Luca. Il lettore, però, potrebbe avere assistito alla scena del furto: in quel caso conosce già la verità e osserva la bugia dall’esterno. Se invece il furto non è stato mostrato, il lettore può credere a Marta fino a una rivelazione successiva. Il destinatario della bugia resta Luca; cambia l’effetto che la scena produce su chi legge.

Per parlare propriamente di bugia, non basta che un’affermazione si riveli falsa. Il personaggio deve avere motivo di ritenerla falsa quando la pronuncia e cercare di far credere il contrario al suo interlocutore. Se Marta è convinta che la lettera sia stata distrutta e dice che non esiste più, potrebbe sbagliarsi senza mentire. È utile controllare ciò che la storia le ha permesso di vedere o sapere prima di attribuirle un’intenzione.

Quando è il lettore a essere ingannato

Un personaggio può rivolgersi direttamente al lettore quando racconta la propria storia, scrive un diario presentato nel testo o commenta gli eventi in prima persona. Se afferma «Quella sera non entrai in casa» pur sapendo di esserci entrato, la menzogna riguarda chi riceve il suo racconto. Non occorre che, nella scena narrata, abbia pronunciato la stessa frase davanti a un altro personaggio.

Non tutte le informazioni taciute dal racconto, però, sono bugie del narratore. Una narrazione può fermarsi prima di mostrare un fatto, seguire un personaggio che lo ignora o lasciare volutamente una scena ambigua. In questi casi il lettore dispone di informazioni incomplete, ma non c’è necessariamente un personaggio che gli sta mentendo. Anche un narratore che ricorda male o interpreta in modo distorto gli eventi può essere inattendibile senza formulare una falsità consapevole.

Conta inoltre chi controlla il racconto. Se un narratore esterno descrive solo i gesti di Marta e non rivela i suoi pensieri, il silenzio sulla lettera non equivale a una bugia di Marta al lettore. Se invece è Marta a raccontare in prima persona e nega un’azione che ricorda, si può attribuire l’inganno alla sua voce. Distinguere la voce che narra dal personaggio osservato evita di assegnare a quest’ultimo scelte compiute dalla costruzione del racconto.

Confrontare le informazioni scena per scena

Per analizzare un passaggio dubbio, ricostruisci una piccola cronologia: che cosa è accaduto, che cosa sa il personaggio prima di parlare, a chi si rivolge e che cosa sa già il lettore. Va considerato il momento della frase, non soltanto la verità scoperta alla fine. Una rivelazione tardiva può cambiare la nostra interpretazione di una scena precedente, ma da sola non prova che il personaggio fosse consapevole di mentire.

Per esempio, Marta dice a Luca di non conoscere la lettera; più tardi il lettore scopre che l’aveva nascosta. Se una scena precedente mostra Marta mentre la legge, la bugia a Luca è chiara. Se Marta è anche la narratrice e scrive «Non sapevo nulla della lettera», può mentire al lettore. Se invece il racconto non le dà accesso alla lettera prima del dialogo, bisogna considerare la possibilità che in quel momento fosse sincera e abbia scoperto la verità solo dopo.

La risposta, quindi, può essere «agli altri», «al lettore», «a entrambi» oppure «a nessuno dei due». Per scegliere tra queste possibilità, indica sempre la frase o il gesto su cui basi l’interpretazione, il suo destinatario e l’informazione che il personaggio possedeva allora. Così non si confonde la sorpresa del lettore con l’intenzione di ingannarlo.

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