Cultura

Festivaletteratura compie 30 anni: per cinque giorni Mantova torna a essere la città dei libri

Dal 9 al 13 settembre 2026 Mantova celebra la trentesima edizione di Festivaletteratura: oltre 330 appuntamenti, circa 340 ospiti e una città che per cinque giorni cambia ritmo intorno alle storie.

Pubblico e spazi urbani durante Festivaletteratura a Mantova
· Niccolò Caranti, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Per cinque giorni Mantova cambia ritmo. Le piazze diventano sale d’incontro, i palazzi storici ospitano conversazioni, le strade si riempiono di lettori che passano da un autore all’altro con il programma piegato in tasca. Nel 2026 tutto questo ha un significato particolare: Festivaletteratura compie trent’anni e celebra la ricorrenza con l’edizione in programma dal 9 al 13 settembre.

Il Comune di Mantova indica oltre 330 appuntamenti e circa 340 autori e ospiti. Il sito ufficiale del Festival parla di oltre 300 autrici e autori da tutto il mondo. Al di là della differenza tra conteggi e categorie di ospiti, il dato racconta la dimensione raggiunta da una manifestazione nata nel 1997 e diventata uno degli appuntamenti letterari più riconoscibili d’Italia.

Trent’anni senza trasformare i libri in una cerimonia

Uno degli elementi che ha reso Festivaletteratura riconoscibile è il modo in cui la letteratura esce dai luoghi specialistici. Non c’è soltanto la presentazione del nuovo romanzo: il programma mescola incontri, reading, spettacoli, laboratori, percorsi d’arte e conversazioni che usano i libri come punto di partenza per parlare del presente.

La guida ufficiale dell’edizione 2026 insiste proprio sul concetto di “divertimento culturale”, formula presente già nel primo materiale promozionale della manifestazione. Non significa alleggerire i temi, ma cambiare strada, mettere accanto discipline e pubblici diversi e lasciare che il festival occupi fisicamente la città.

Una lista di ospiti che attraversa generi e generazioni

Tra i nomi annunciati figurano Niccolò Ammaniti, Alessandro Barbero, Tim Berners-Lee, Emmanuel Carrère, Daniel Pennac, Bianca Pitzorno, Irvine Welsh, Siri Hustvedt, Amitav Ghosh e molti altri. È una fotografia volutamente eterogenea: narrativa e saggistica, tecnologia e storia, poesia, giornalismo, illustrazione.

Questa pluralità aiuta a capire perché Festivaletteratura sia qualcosa di diverso da una semplice fiera del libro. Il centro dell’esperienza non è lo stand, ma l’incontro tra una voce e un pubblico, spesso in luoghi che fanno parte della memoria urbana di Mantova.

Mantova non è solo lo sfondo

In molti festival il luogo potrebbe essere sostituito senza modificare troppo l’esperienza. Qui accade il contrario. Piazza Sordello, le biblioteche, i teatri, i cortili, le chiese e gli spazi temporaneamente trasformati entrano nella memoria dell’evento quasi quanto gli autori.

Per questo chi arriva a Mantova durante il Festival finisce spesso per costruire una geografia personale: un incontro ascoltato in piedi, una coda che diventa conversazione con uno sconosciuto, una deviazione tra due appuntamenti, una libreria affollata, una piazza attraversata più volte nello stesso giorno.

Il trentennale e la sfida delle “trenta parole”

Tra i progetti legati all’anniversario c’è anche una piccola idea che racconta bene lo spirito del Festival: invitare il pubblico a scrivere un racconto di trenta parole esatte, tante quanti gli anni della manifestazione. I testi confluiscono in una grande antologia murale esposta in città.

È un gioco, ma anche un modo per ribaltare la relazione tradizionale tra autore e lettore. Per qualche riga il pubblico non è soltanto destinatario: diventa parte visibile del racconto collettivo del Festival.

Perché un festival letterario continua a riempire le piazze

In un momento in cui l’attenzione viene continuamente spezzata tra notifiche, video e flussi social, vedere migliaia di persone organizzare una giornata intorno a conversazioni di un’ora può sembrare quasi controintuitivo. Forse è proprio questo il punto.

Il festival offre qualcosa che la fruizione digitale fatica a replicare: tempo condiviso attorno a una storia o a un’idea. Non serve essere lettori onnivori. Si può arrivare per un autore conosciuto e uscire con un nome mai sentito prima, oppure scoprire che un tema apparentemente lontano ha a che fare con il proprio presente.

Cosa resta dopo i cinque giorni

Il 13 settembre le sedie vengono tolte, gli spazi tornano alle loro funzioni quotidiane e Mantova smette gradualmente di essere quella città temporanea costruita dal Festival. Ma il valore di manifestazioni come questa non si misura soltanto nel numero di presenze o di eventi.

Resta la capacità di rendere visibile la lettura come esperienza sociale. Un libro nasce spesso nel silenzio, viene letto da soli, ma può diventare il centro di una piazza piena. Dopo trent’anni, Festivaletteratura continua a vivere esattamente in quella distanza: tra la pagina privata e una città intera che decide, per cinque giorni, di parlare di storie.

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