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Protagonista e personaggio principale: sono sempre la stessa figura in un romanzo?

di Redazione UVER Magazine· 18/10/2026 07:06
Protagonista e personaggio principale: sono sempre la stessa figura in un romanzo?

Protagonista e personaggio principale: sono sempre la stessa figura in un romanzo?

No, non necessariamente. Nel linguaggio comune «protagonista» e «personaggio principale» sono spesso sinonimi, ma per analizzare un romanzo può essere utile distinguerli: il protagonista è la figura attorno alla cui vicenda si organizza il conflitto centrale; il personaggio principale è quello a cui la narrazione dedica maggiore attenzione. Di solito le due funzioni coincidono, ma un libro può seguire da vicino qualcuno mentre la sorte di un’altra persona muove la storia.

Che cosa rende un personaggio protagonista

Per riconoscere il protagonista, conviene chiedersi quale vicenda dà unità al romanzo. Chi affronta il problema decisivo? Quale desiderio, perdita o scelta mette in moto gli eventi e conduce verso la svolta finale? Il protagonista non deve essere eroico, simpatico o moralmente nel giusto: può sbagliare, restare passivo per parte della storia o suscitare disagio. Conta la funzione che svolge nella struttura del racconto, non il giudizio del lettore su di lui.

Neppure essere presente in ogni capitolo è indispensabile. Un personaggio può comparire poco e tuttavia restare il centro del conflitto: gli altri agiscono per ritrovarlo, ostacolarlo o capire che cosa gli sia accaduto. In casi del genere, però, la distinzione richiede attenzione. Se il romanzo riguarda soprattutto la trasformazione di chi lo cerca, il protagonista potrebbe essere il cercatore, non la persona cercata.

Quando il personaggio più seguito non è il protagonista

«Personaggio principale» è un’espressione meno precisa, perché può indicare la figura più presente sulle pagine, quella meglio conosciuta dal lettore oppure, semplicemente, il protagonista. Se la si usa per parlare della presenza narrativa, il criterio diventa: con chi trascorriamo più tempo e attraverso chi riceviamo gran parte delle informazioni? Questa figura può osservare il conflitto centrale senza esserne il soggetto.

Immaginiamo un romanzo raccontato da una domestica che assiste alla caduta di una famiglia. La domestica compare dall’inizio alla fine e il lettore conosce i fatti attraverso i suoi occhi; potrebbe quindi essere il personaggio principale per presenza e punto di vista. Se invece le decisioni che reggono l’intreccio e la sua svolta riguardano soprattutto un membro della famiglia, quest’ultimo può essere considerato il protagonista. Se la storia mette al centro la presa di coscienza della domestica, i due ruoli tornano a coincidere. Non basta dunque contare le pagine: bisogna capire quale vicenda il romanzo sta raccontando.

Il narratore è un’altra funzione ancora. Può raccontare la propria storia, quella di un’altra persona o eventi a cui non partecipa. Allo stesso modo, il personaggio attraverso cui il lettore percepisce una scena non diventa automaticamente il suo protagonista. Tenere separati narratore, punto di vista e ruolo nell’intreccio evita di attribuire alla stessa figura tutte le funzioni solo perché è quella che conosciamo meglio.

Come distinguere i ruoli durante la lettura

Una verifica pratica consiste nel formulare in una frase il nucleo del romanzo, senza partire dal nome di chi racconta: «È la storia di una persona che cerca di…» oppure «È la storia di un gruppo che deve…». Poi si può osservare chi affronta la posta in gioco di quella frase e chi, invece, permette al lettore di seguirla. Se le risposte indicano due persone diverse, chiamarle entrambe «personaggio principale» rischia di nascondere una distinzione utile.

Non tutti i romanzi, però, hanno un unico protagonista riconoscibile. In una storia corale più personaggi possono sostenere conflitti di peso simile; in un romanzo costruito su linee narrative parallele possono esserci protagonisti diversi per ciascuna linea. Anche l’idea di «vicenda centrale» può cambiare secondo la lettura che si dà dell’opera. In questi casi è più chiaro specificare il criterio: «è il personaggio più seguito», «è il protagonista di questa linea narrativa» oppure «il romanzo ha più protagonisti», anziché imporre un’etichetta unica.

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