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Intervista di storia orale: come preparare domande aperte

di Redazione UVER Magazine· 02/11/2026 21:57
Intervista di storia orale: come preparare domande aperte

Per preparare un’intervista di storia orale, parti dagli episodi che vuoi comprendere e formula domande che invitino la persona a raccontare cosa ha vissuto, anziché confermare una tua ipotesi. Una buona domanda aperta lascia spazio a ricordi, dettagli e interpretazioni personali: «Mi racconta com’era una giornata di lavoro in quel periodo?» funziona meglio di «Il lavoro era faticoso, vero?». La traccia serve a orientare la conversazione, non a imporle un ordine rigido.

Definire il tema prima di scrivere le domande

Chiarisci quale esperienza vuoi documentare e perché quella persona può raccontarla. Un tema come «la vita nel quartiere» è troppo ampio per guidare un colloquio; «i cambiamenti nelle attività commerciali del quartiere durante la sua giovinezza» offre un punto di partenza più utile. Annota ciò che sai già, ma tieni separati i fatti verificati dalle supposizioni: l’intervista può arricchire o mettere in discussione la ricostruzione iniziale.

Prepara pochi nuclei tematici, per esempio luoghi, persone, attività quotidiane e cambiamenti nel tempo. Per ciascuno, scrivi una domanda iniziale semplice e alcune possibili richieste di approfondimento. Puoi iniziare con ricordi relativamente facili da collocare, prima di affrontare questioni delicate. Se alcuni termini o eventi potrebbero non essere familiari all’intervistato, evita di inserirli nella domanda come se fossero condivisi: chiedi prima come li chiamava o come li ricorda.

Scrivere domande che facciano emergere racconti

Le formulazioni più utili chiedono di descrivere un’esperienza concreta: «Come si svolgeva il suo primo giorno in fabbrica?», «Chi incontrava di solito?» oppure «Mi racconta un episodio che ricorda bene?». Domande come «Com’era?» possono funzionare, ma spesso diventano più efficaci se precisano un contesto: un luogo, un’attività o un momento. Non occorre cercare parole sofisticate; conta che la persona capisca subito cosa le stai chiedendo.

Evita le domande che suggeriscono la risposta. «Eravate tutti contrari alla chiusura della scuola?» presume un’opinione collettiva; «Quali reazioni ricorda alla chiusura della scuola?» permette di raccontare posizioni diverse. Anche le domande doppie possono ostacolare la risposta: invece di chiedere insieme come fosse la casa e quali rapporti ci fossero con i vicini, separa i due temi. Le domande a risposta breve restano utili per chiarire un nome o una data, ma non dovrebbero costituire l’ossatura dell’intervista.

Accanto alle domande principali, prepara sollecitazioni brevi da usare solo quando servono: «Può farmi un esempio?», «Che cosa accadde dopo?», «Chi era presente?» o «Come lo capì allora?». Aiutano a passare da un giudizio generale a una scena raccontata senza interrompere il filo del discorso. Distingui inoltre ciò che la persona ha visto direttamente da ciò che ha saputo in seguito: puoi chiedere «Questo lo ricorda di persona o glielo raccontarono?», senza trattare la seconda possibilità come meno degna di ascolto.

Usare la traccia senza irrigidire l’intervista

Prima di iniziare, spiega lo scopo del colloquio, concorda se registrarlo e chiarisci come potrà essere usato. Chiedi come la persona preferisce essere identificata e lascia spazio a eventuali limiti su temi o dettagli che non desidera affrontare. Se il progetto prevede pubblicazione o conservazione della registrazione, definisci queste condizioni prima del colloquio, non quando il materiale è già stato raccolto.

Durante la conversazione, ascolta la risposta fino in fondo e concedi qualche istante di silenzio: spesso un dettaglio emerge dopo una pausa. Se il racconto prende una direzione inattesa ma pertinente, seguila e torna alla traccia più tardi. Puoi riprendere una parola usata dall’intervistato — «Ha detto che quel luogo era un punto di ritrovo: che cosa succedeva lì?» — evitando di sostituire la sua descrizione con le tue categorie.

Quando un ricordo è incerto, non forzare una data o una versione definitiva. Chiedi quali altri eventi possono aiutare a collocarlo nel tempo e annota l’incertezza. La storia orale raccoglie anche il modo in cui una persona interpreta oggi il proprio passato: per questo è utile distinguere, con domande rispettose, «Che cosa pensava allora?» da «Come vede quell’episodio adesso?». Prima di chiudere, chiedi se c’è qualcosa di importante che non hai domandato: può essere il momento in cui affiora il tema più significativo per chi ha raccontato.

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